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ergamo Jazz Festival 1969-2017. Un viaggio fotografico attraverso gli scatti di Federico Buscarino, Luisa Cairati, Elena Carminati, Roberto Masotti, Alfonso Modonesi, Pino Ninfa, Luciano Rossetti, Gianfranco Rota, Riccardo Schwamenthal

21-03-2018
   
  Una mostra fotografica accompagnata da un catalogo non è cosa inusuale, neanche per un festival jazz. Certo, 40 edizioni – quelle che il festival jazz di Bergamo festeggia nel 2018 – sono un traguardo che poche altre manifestazioni musicali italiane del genere possono tagliare. Abbiamo quindi pensato di raccontarne le prime 39 attraverso le immagini di nove fotografi che nel corso degli anni le hanno documentate (alle loro fotografie si aggiungono quelle oggi conservate negli archivi dell’Azienda Autonoma di Turismo).
L’impresa non è stata semplice e sicuramente nella scelta avremo scontentato qualcuno, anche perché, ovviamente, era impossibile riunire foto di tutti gli artisti. Ci sarebbero voluti almeno 5 volumi! Ma i loro nomi li trovate riportati nelle ultime pagine.
Fatte le scuse preventive, pensiamo però di essere riusciti ad offrire uno spaccato – a nostro parere significativo – di un festival che è sempre stato una finestra aperta sul mondo del jazz a livello internazionale, dando voce a musicisti che di questa musica hanno scritto la storia o che ne stanno scrivendo l’attualità, in vari casi precorrendone il futuro.
Luciano Rossetti - Roberto Valentino

isbn 978 88 7766 652 9
a cura di Luciano Rossetti e Roberto Valentino
pp. 128
fotografie in bianco e nero
formato cm 24 x 28 h
€ 30,00
   
  Bergamo Jazz 2018
   
U
NA PROMESSA Il mio viaggio a Nyagwethe. Di Raffaello Teani

19-01-2018
   
  Presentazione
venerdì 19 gennaio 2018 - ore 20,45
Sala Civica di Sotto il Monte Papa Giovanni XXIII
presenta Stefano Golfari
sarà presente l'autore
a cura dell'ASSOCIAZIONE FRANCO PINI Onlus

formato cm 13,5 x 21
pagine 172, brossura
€ 12,00 iva inclusa
ISBN 978 88 7766 651 2
Lubrina Editore 2018

Quello che leggerete è un racconto che va veloce, di corsa, per sette giorni sette non si ferma mai. Sono pochi sette giorni? Sono tanti. Tanti se li vivi come ce li descrive Raffaello e davvero, questa corsa frenetica fra un impegno e l’altro del gruppetto di amici bergamaschi capitanati da Susanna, costantemente inseguito da uno sciame di ragazzini sorridenti e insieme pressato da problemi urgenti, vitali, veri… basta a svelarti, in controluce, chi era Franco Pini, che cosa ha saputo fare e quanto ha saputo correre, lui. Ti ritrovi dentro la sua Africa, e corri anche tu appena albeggia in cielo un nuovo giorno (come la proverbiale gazzella che fugge il leone) da villaggio a villaggio, da persona a persona, da ospedale a scuola, da acquedotto a energia elettrica, anche, linea telefonica, anche, World Wide Web, anche. Sul fronte telecomunicativo c’è da frenare un po’ perché la settimana, nel suo farsi vita vissuta, ora dopo ora svelerà un inghippo non da poco che metterà alla prova le qualifiche professionali del Teani e il senso stesso della mission bergamasca laggiù, dove il piano dei bisogni materiali e quello delle qualità umane si nutrono della stessa acqua e degli stessi pesci. Lì, sulle sponde del lago Vittoria dove il grande Franco scoprì, folgorato dalla sfida, il bellissimo e poverissimo villaggio di Nyagwethe. Da solo, caparbio, instancabile, correndo avanti e indietro fra Kenya e Ponteranica, ci dimostrò che anche un singolo uomo può cambiare il mondo in meglio, con una forza che può ancora – eccome – caricarsi sulle spalle tutte le nostre paure, debolezze, ipocrisie, scuse… e conferirle alla più vicina discarica.

dalla prefazione di Stefano Golfari
   
 
 
   
L
a città ulteriore. Bergamo a ben vedere.

17-12-2017
   
  formato cm 21 x 28 - pp. 56, brossura
€ 25,00 iva inclusa - ISBN 978 88 7766 640 6
Lubrina Bramani Editore 2017

Gli autori si propongono, mediante l’accostamento di testi e acquerelli di illustrare – in ambito storico, artistico, architettonico e paesaggistico – alcuni aspetti della città di Bergamo sui quali spesso lo sguardo non si sofferma: un’osservazione e una conoscenza convenzionali, condizionano le modalità percettive delle forme della realtà urbana.
Per vedere una città non basta tenere gli occhi aperti. Occorre per prima cosa scartare tutto ciò che impedisce di vederla, tutte le idee ricevute, le immagini precostituite che continuano a ingombrare il campo visivo e la capacità di comprendere (I. CALVINO, Gli Dei della città, in ID., Saggi 1945-1985, Milano, Mondadori, 1995, p. 346).
Così Italo Calvino una quarantina di anni fa. Le immagini precostituite opacizzano lo sguardo, lo rendono incapace di “andare oltre”. Forse più che «scartarle» come indica Calvino, si devono “smontare” e ricostruire, un po’ come si faceva da bambini per capire come funzionasse un gioco. Per guardare oltre un’immagine complessiva bisogna “frazionarla” in più parti e ricomporla. A quel punto singoli elementi si impongono naturalmente, e per i più differenti motivi, agli occhi.
Se che quel che si vede dipende da come si guarda, chi inizia a scorrere le pagine del libro coglie subito un implicito ma chiaro invito all’attenzione. Si tratta di notare il particolare nascosto entro un insieme complesso, di connettere il presente al passato rintracciando in storie piccole i riflessi della Storia grande. Tra il verde e le pietre, tra gli affreschi e i palazzi, incontrando targhe, portoni, giardini e molto altro, Bergamo emerge inaspettata, suggestiva e sorprendente anche per chi pensava di conoscerla bene. A “ben vedere”, ci si ritrova entro un percorso lungo il quale non solo si scopre che le immagini di Felice Feltracco parlano e le parole di Manuela Barani mostrano ma che le une sono necessarie alle altre, in un costante rimando reciproco. È un dialogo tra chi con le parole illumina un punto e chi lo ricrea con il gesto sicuro e quasi magico di dare forma all’acqua colorandola. È appunto guardando così che si vede “la città ulteriore”.
   
B
ERGAMASCAMENTE. Cinquecento modi di dire in Bergamasco e ottocento voci del Gaì (gergo dei pastori bergamaschi)

08-11-2017
   
  Prossimamente in edicola in abbinamento a
L'ECO DI BERGAMO
a soli € 6,90 - anziché € 12,00
formato cm 13,5 b x 21 h
pagine 192

Non occorre essere bergamaschi purosangue per immergersi nella lettura di questo libretto. Basta non assumere un assurdo atteggiamento di sufficienza nei confronti della cultura popolare, dalla quale tutti proveniamo e nella quale affondano saldamente le nostre radici. Basta rendersi conto delle enormi risorse espressive del dialetto, sorto millecinquecento anni fa sulla dissoluzione del latino imperiale, parlato in modo diverso da una zona all’altra della Penisola a seconda dei sostrati linguistici.
Come già in una recente opera, intitolata “Bergamascando”, ben accolta dal pubblico delle librerie, si sono adunate qui più di cinquecento locuzioni tipiche del bergamasco, alcune ormai cadute in disuso ma ben attestate dalla letteratura dei secoli passati, altre tuttora presenti e vive nel quotidiano linguaggio comune. Spontaneamente fiorite sulle labbra della nostra gente, tali locuzioni appaiono ispirate da una schiettezza sorgiva, non di rado manifestata da sentimenti che, vestendo di volta in volta i panni della parodia e del paradosso, trasvolano dall’arguzia all’ironia, giungendo a sfiorare la satira e il sarcasmo. Pronunziate in bergamasco, dell’anima bergamasca esse costituiscono espressione e documento tanto che si è ritenuto di ricorrere nell’intitolazione del libro ad un avverbio che dall’etnico trae l’idea di una mentalità, di un costume, di un complesso di abitudini e di comportamenti che varrebbero a caratterizzare gli abitanti di una città e di una terra.
Naturalmente le locuzioni in uso nel bergamasco sono alcune migliaia e questo libretto, non accampando pretese esaustive, ne offre solo un campionario, che tuttavia ad un attento osservatore risulterà di notevole interesse per le molteplici implicazioni attinenti a varie discipline, in primis quella glottologica, vantando il dialetto bergamasco una matrice nettamente neolatina e possedendo una struttura morfosintattica complessa, come del resto si può dire di tutti i dialetti d’Italia, che nel corso dei secoli hanno offerto vocaboli, locuzioni e proverbi alla lingua nazionale. Aspetti non trascurabili d’indagine e di studio si colgono anche sotto altri profili, da quello storico a quello economico, da quello antropologico a quello sociologico, senza sottovalutare i concetti semplici ma chiari della “filosofia di vita” della gente comune, che non ignora domande e riflessioni di natura ontologica, esistenziale e finalistica.
Tutto muta col tempo e perfino il linguaggio. Se ritornassero in vita i bergamaschi dell’anno Mille dopo Cristo, si meraviglierebbero di sentire come parliamo e durerebbero fatica a comprenderci. Ciò nonostante noi ci pieghiamo sui pochi testi rimastici di quel tempo perché sappiamo che le nostre conoscenze sarebbero ben poca cosa senza la consapevolezza dei lasciti del passato. Dobbiamo riconoscenza a chi ha lavorato e costruito per noi, a chi ha coltivato i campi, a chi ha tracciato le strade, a chi ha contribuito a edificare lo spirito della comunità, la piccola e antica comunità di base che è fondamento e sostegno di ogni comunità più grande.
Alcune delle locuzioni comprese in questo libro possono essere state da noi udite in anni lontani: saranno state forse pronunziate da una persona cara che ci sorreggeva nei nostri primi passi o da un compagno di giochi. Pagina dopo pagina ritornano ora alla nostra memoria come per un convito familiare, sembrano adunarsi attorno al fuoco di un camino, dove ci chiedono di sostare per riscaldarci il cuore.
Umberto Zanetti
   
I
Diari di RUBHA HUNISH redux

15-03-2017
   
  Include
IL TEMPO DELLA TERRA (inedito)
con Sette nuovi capitoli
e Il diario fotopoetico commentato

postfazione di
Tiziano Fratus

formato cm 13,5 x 21
pagine 264 con illustrazioni in b/n
ISBN 978 88 7766 624 6
Lubrina Editore 2017
€ 14,00 iva inclusa

Nel 2004, anno in cui Baldini Castoldi Dalai pubblica I diari di Rubha Hunish (considerato oggi il primo libro di narrativa geopoetica di viaggio), la connessione tra la dimensione interiore, l’immaginario e lo spirito umano si dispiegano liberamente dentro e anche oltre il territorio: ecco cosa è questo “journal” scritto in diversi angoli del mondo, edificato poi su pilastri filosofici che sono diventati un paradigma della relazione tra uomo e terra. Un’ampia schiera di viaggiatori degli spazi che il viaggio offre al pensiero e alla sua evoluzione emozionale, con I diari di Rubha Hunish trova un segnavia ormai riconosciuto. L’edizione definitiva del 2017 e pubblicata da Lubrina (che in catalogo di Sapienza ha anche Camminando, La strada era l’acqua e Le Orovie) fa assumere una dimensione nuova, più completa della versione originale, grazie alla presenza di vari nuovi capitoli inediti e del lungo inedito Il tempo della terra, a un libro come nessun altro.
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Davide Sapienza (1963), pubblica dal 1984. Dopo due decenni di lavoro dedicato alla musica (libri, radio, tv) nel 2004 la sua ricerca geopoetica lo porta al debutto letterario con I Diari di Rubha Hunish che stabilisce la rotta per territori dove scandagliare la relazione tra uomo e natura, utilizzando strutture narrative inedite (La valle di Ognidove, 2007; La strada era l’acqua, 2010; La musica della neve, 2011, Camminando, 2014). Questo lavoro viene riconosciuto nel manuale edito da Zanichelli Scrivere la Natura (con Franco Michieli, 2012). All’attività letteraria accosta la traduzione d’autore (Jack London, del quale è riconosciuto come traduttore e studioso più innovativo dell’ultimo decennio, Barry Lopez, Edgar A. Poe), la scrittura giornalistica che non ha mai lasciato (dal 2013 al Corriere della Sera di Bergamo). Nel 2008 firma la sceneggiatura dell’acclamato documentario Scemi di guerra di Enrico Verra. Nel 2009, la TV Svizzera Italiana gli dedica il documentario Parole in cammino. La Sapienza di Davide di Fabio Calvi. Tra i riconoscimenti la Pigna d’Argento a Bormio (2011) e Le Ghiande di Cinemambiente Torino (2015). Il suo lavoro geopoetico lo ha portato a sviluppare progetti sul territorio in Italia e in Norvegia. Vive in montagna dal 1990.
   
 
 
   
 
     
 
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